Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/447

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Brighella. Oh se Io conosso.

Pistone. Oh, quello è una buona limosina : si caccia per tutto, vuol saper tutto, e poi nelle botteghe conta tutto, e fa com- media di tutti.

Faloppa. Ed il mio padrone mangia e beve da questo e da quello, e fa l’ adulatore.

Pistone. Tale (’) e qual come il mio, fa l’amico a tutti, e poi li sbeffa.

Faloppa. Il mio è una razza bella e buona (2).

Brighella. E1 mio l’ è un diavol, noi se poi sopportar.

Arlecchino. E la me padrona ! Maledetta ! L’ è insatanassada.

Brighella. Orsù, bevemo. Alla estirpazion dei padroni cattivi.

Arlecchino. Alla conservazion dei salari.

Pistone. Alla salute della libertà. (3) (lutti bevono

SCENA II.

Lelio, Florindo da una camera, e detti.

Lelio. Faloppa.

Florindo. Pistone. (Tutti s’alzano. Faloppa e Pistone vanno ad accendere le lanterne (4)

Florindo. Andiamo.

Arlecchino. Comandela torzo ? (a)

Lelio. Non importa.

Arlecchino. Servitor umilissimo. (Manco fadiga, e più sanità). (da sé, parte con Brighella)

Lelio. Che vi pare di questa cena?

Florindo. Per essere stata improvvisa, non vi è male.

Lelio. Tutta roba cattiva.

Florindo. La Marchesa spende, ma è mal servita.

Lelio. Non vi era salvaggiume. (5) (a) La torcia. (1) Belt.: E lo padrone mio > Mandò, Vene da chbso e da chillo ecc. (2) Bett.: E Io mio è una razza bella e bona. (3) Bett. aggiunge : « Fai. E viva lo mancia, lo vev- vere, e no far niente ». (4) Bett.: i lampioni. (5) Betl.: talvaiico.