Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/452

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Beatrice. Son una donna onorata.

Ottavio. Non mi mangiate, vi dico. (alterato)

Beatrice. Ecco lì, subito alza la voce.

Ottavio. E voi niente.

Beatrice. Io sono in casa mia, posso dir quel che voglio.

Ottavio. Ed io ... ed io ... me n’ andrò.

Beatrice. Andate.

Ottavio. Sia maladetto.

Beatrice. Maladetto voi.

Ottavio. Brighella. ) ... i-> Ali- i (chiamano)

Beatrice. Arlecchino. )

SCENA IX.

Brighella, Arlecchino e detti.

Brighella. La comandi.

Arlecchino. Son qua.

Ottavio. Andiamo via. (a Brighella)

Beatrice. A letto. (ad Arlecchino)

Brighella. Vólela che impizza (’)?

Ottavio. No. Andiamo. Schiavo suo. (parte con Brighella)

Beatrice. A rotta di collo.

Arlecchino. Vólela el lume?

Beatrice. Voglio il diavolo che ti porti. (parte)

Arlecchino. Oh maladetta! (parte

SCENA X.

Camera della contessa Rosaura con lumi. La CoTìtessa Rosaura con un libro in mano, poi Corallina.

Rosaura. Ah ! pazienza. (siede, e legge)

Corallina. Signora padrona, avete sentite le ore?

Rosaura. Sì, le ho sentite. (1) Vuole (ella) che accenda? V. voi. II, 228 n. a.