Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/48

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
38 ATTO SECONDO 37

La carità mi sprona venirlo ad avvertire
Del mal, se non rimedia, che gli potria avvenire.

Foresta.

Ma se la sua commedia è contro gL’impostori,
Anche la gente trista avrà i suoi difensori?

Pirlone.

Ah Foresta, Foresta, voi non sapete nulla,
Son l’arti del maligno ignote a una fanciulla.
Finge prender di mira soltanto l’impostura.
Ma gli uomini dabbene discreditar procura.
Tutte sospette ei rende le azion di gente buona,
E ai più casti e ai più saggi Molier non la perdona.
Se d’una verginella uom saggio è precettore,
Chi sente quel ribaldo, le insegna a far l’amore:
Chi va di casa in casa con utili consigli,
Va per tentar le mogli, va per sedurre i figli:
Chi i miseri soccorre, e presta il suo denaro,
Lo fa per la mercede, lo fa perch’è un avaro:
Confonde i tristi e i buoni, scema a ciascun la fede,
E il popolo ignorante l’ascolta, e tutto crede.
Basta, non so che dire, io parlo sol per zelo.
L’illumini ragione; lo benedica il cielo.

Foresta.

Ma che mai giudicate possa accader di male,
Se dell’avviso a tempo quest’uom non si prevale?

Pirlone.

Ei vanta una licenza, o falsa, o almen carpita,
E il suo soverchio ardire gli costerà la vita.
E i miseri innocenti, che hanno che far con lui,
Saranno castigati per i delitti sui.

Foresta.

Io patirei, signore? Son serva, ma innocente.

Pirlone.

È sempre in gran periglio, chi serve un delinquente.

Foresta.

Voi mi mettete in corpo timor non ordinario.
Spiacemi che il padrone mi dava un buon salario.

Pirlone.

Non temete, che il cielo ama le genti buone;
Io, se di qua partite, vi troverò il padrone.

Foresta.

Mi dà sei1 scudi il mese.

  1. Bett. e Pap., qui e sotto: due.