Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/346

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Beatrice. Serva, signor Pantalone.

Pantalone. La perdona se vegno a incomodarla.

Beatrice. Mi fa grazia.

Corallina. Ha saputo, signor Pantalone?

Pantalone. Cossa, fia?

Corallina. Brighella ha perso il rispetto alla mia padrona.

Beatrice. E il conte Ottavio non lo vuol mandar via. Vi pare questo un tratto da cavaliere?

Corallina. E una cosa che fa drizzare i capelli.

Pantalone. Adasio un poco. Siora Contessa, cossa gh’ha dito Brighella ?

Corallina. Le ha detto un fascio d’insolenze, una peggio dell’altra.

Pantalone. Mi no parlo con vu. A eia cossa gh’alo dito? (a Beatrice)

Beatrice. Con me non ha parlato. Se avesse avuto ardire di dirmi qualche cosa in faccia, (0 meschino di lui.)

Pantalone. Donca

Corallina. Donca, donca ... Ha parlato con me.

Pantalone. E vu se quella che ha reportà alla vostra patrona?

Corallina. La sarebbe bella che io stessi cheta ; che sentissi mal- trattar la padrona, e non dicessi nulla.

Pantalone. Vardè che donna de garbo ! Vardè che serva piena de zelo e de bontà! Vualtri servitori no fé altro che dir mal dei patroni ; vu, siora, con tanta pontualità reportè quel che ha dito i altri, e avere dito pezo de lori.

Corallina. Io? Mi maraviglio.

Pantalone. Siora Contessa, ghe domando perdon. Mi son omo vecchio, son omo sincero, parlo col cuor in bocca. Me de- spiase sti desordeni, e spero d’averghe remedià.

Beatrice. Avete parlato con mio cognato?

Pantalone. Gh’ho parla longamente, e tutto se giusterà.

Beatrice. Manderà via Brighella?

Pantalone. Se noi lo manderà via ...

Corallina. Se non lo manda via, non si aggiusta.

Pantalone. Tasè, siora, che vu non gh’intrè. Sior Conte gh’ha tutta (I) Segue nell’ed. Pap.: V averci fatto saltare da una finestra.