Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/357

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I PUNTIGLI DOMESTICI 343

Florindo. Permettetemi che io le parli.

Beatrice. Per ora no. Io voglio lasciarla in libertà di pensare.

Florindo. Può darsi che ella più non mi ami?

Beatrice. Non è cosa difficile.

Florindo. Rosaura ingrata, Rosaura infida! Così mi lascia, mi tradisce così?

SCENA XV.
Rosaura e detti.

Rosaura. Non è vero...

Beatrice. Vattene.

Rosaura. Non è vero....

Beatrice. Taci.

Florindo. Parlate.

Beatrice. Temeraria! obbedisci.

Rosaura. Vi amo, vi adoro: siete l’anima mia. (fugge)

Beatrice. Indegna!

Florindo. Ah signora, voi mi ingannate!

Beatrice. Colei me ne renderà conto; e voi sappiate, signor Marchese, che Rosaura non può essere vostra sposa.

Florindo. Per qual ragione?

Beatrice. Io l’ho impegnata con altri, prima che il conte Ottavio a voi la promettesse.

Florindo. Perchè non l’avete detto per tempo?

Beatrice. Promise il conte Ottavio, che mi avrebbe disimpegnata. Egli non lo ha fatto, ed io deggio mantenere la parola data al marchese Riccardo.

Florindo. Il conte Ottavio me ne renderà conto.

Beatrice. Sì, egli è cagione di tutto. Lamentatevi unicamente di lui, e staccatevi dalla memoria la mia figliuola. (parte)

Florindo. A me un tale insulto? A me un’azione sì nera? Sarò la favola di tutto Napoli? Sarò burlato? Sarò deriso? Cara Rosaura, ti dovrò perdere così vilmente? Ah, che l’amore e