Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/399

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IL FILOSOFO INGLESE 389
M. Saixon.  Sì baccellona

Sarai di non tenere tu pur dalla padrona?
Rosa. Essere indifferente soglio io per ordinario;
Ma tengo questa volta da chi mi dà il salario.
M. Saixon. Chi ti paga?
Rosa.  Il padrone.
M. Saixon.  Ed io non ti do nulla?
Rosa. Mi deste una gonnella, che usaste da fanciulla.
M. Saixon. Via, in mezzo della strada scorgere mi farai?
Rosa. Quando non son cercata, per me non parlo mai.

SCENA V.

Monsieur Lorino dal caffè con un foglio in mano, e le suddette.

Lorino. Eccovi quattro versi, che vagliono un tesoro.

(La serva). (piano alla Saixon, ritirando il foglio)
M. Saixon.  (Non temete, ell’è una bocca d’oro).
(piano a Lorino)
A me. (gli chiede il foglio)
Lorino.  Migliori versi non feci in vita mia.
(piano alla Saixon, dandole il foglio)
M. Saixon. A Saixon questi versi reca per parte mia.
(dà il foglio a Rosa)
Lorino. (Madama...) ’
M. Saixon.  (Non temete).
Lorino.  Ragazza, io non li ho fatti.
Rosa. Io servo la padrona. Voi siete il re de’ matti.
(parte ed entra in casa)

SCENA VI.

Madama Saixon e monsieur Lorino.

Lorino. Ma leggeteli almeno.

M. Saixon.  Sì, sì, li leggerò.
Una copia ne avrete.
Lorino.  La mala copia io l’ho.