Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/400

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390 ATTO QUINTO
Eccola; favorite sentir che stile è questo.

Trovate chi, qual io, sappia far bene, e presto.
(le dà un altro foglio)
M. Saixon. (legge)
Uomo non è che piaccia, non è condiscendente
Marito, che minaccia la moglie impertinente.

A me?
Lorino. Nel far la rima, trovato ho un po’ d’impaccio.
M. Saixon.  Ed io per far la rima, vi dico un asinaccio. (legge)
Quando la moglie tuona, si va per altra strada;
È vil chi la bastona, è un uom chi non le bada.

Lorino. Ah? che ne dite?
M. Saixon.  Bello. Bel sentimento invero!
A donna non si bada? Bellissimo è il pensiero!
Pria soffrirei le busse, ch’esser non ascoltata.
Saixon mi offese, è vero, ma almen mi son sfogata.
Se meglio non sapete difendere i miei torti,
Andate alla malora, che il diavolo vi porti.
(parte ed entra in casa)

SCENA VII.

Monsieur Lorino.

Ecco ricompensati con sprezzo i versi miei;

Ma le ghinee non pago, non torno da colei..
Per me non vi è fortuna in questa patria inglese;
Voglio imbarcarmi adesso, voglio cambiar paese.
Ma vo’, dovunque vado, cambiar la professione.
Le satire acquistata non mi han riputazione.
Pavento nuovi guai: tornar voglio a Parigi,
Tosto per imbarcarmi vo’ correre al Tamigi.
Ma perchè non si offenda dai tristi la mia gloria,
Vo’ prima di partire lasciare una memoria.
(entra nel caffè)