Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/408

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398 ATTO QUINTO
Milord. Si sentirà.

M. Brindè.  Jacobbe, che vi predice il cuore?
Jacobbe. Che tutto sarà salvo, se salvo fia l’onore.
M. Saixon. Io bevo alla salute di quei che nel paese
Diranno un po’ di bene del Filosofo Inglese.
Jacobbe. Madama assai mi onora.

SCENA XVIII.

Emanuel Bluk e maestro Panich dal caffè coi loro mantelli, ed i suddetti; poi Gioacchino.

Emanuel.  Eccomi, chi mi chiama?

Panich. Venga qui, se vi è alcuno che favellarci brama.
Milord. Sì, vi verrò io stesso. Chi disse a te, impostore,
Che di tai versi indegni Jacob fosse l’autore?
(a maestro Panich)
Panich. Milord, tu sei un grand’uomo. Ora mi piaci più.
Mi piaci, che principii a ragionar col tu.
Emanuel. (Zitto. Non dir che io...) (piano a maestro Panich)
Milord.  Rispondimi a dovere.
Panich. Risponderò. Quel foglio lasciami un po’ vedere.
Larich... Tanai... ghitton... son tutte cose belle!
Jacobbe n’è l’autore. L’ha detto Emanuelle.
M. Saixon. Emanuel sapea ch’erano di Lorino.
Io finsi per ischerzo, ma quegli è un malandrino.
Emanuel. (Si va toccando la barba senza parlare.)
Milord. Torbida gente indegna... Ma il perfido Lorino
Dove sarà?
Saixon.  Colui si ha da punir.
Milord.  Gioacchino, (chiama)
Gioacchino. Signore.
Milord.  Hai tu veduto monsieur Lorino?
Gioacchino.  Ei parte;
E prima di partire lasciate ha queste carte.