Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/105

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IL FESTINO 99


SCENA Vili.

Madama ed il Conte.

            Madama.Prontissima in graziarmi! Che dice il signor Conte?
            Conte.Dico che stanco sono di sofferir vostr’onte.
            Non credo meritarmi che in mezzo ad un invito
            I titoli mi diate di pazzo e scimunito.
            Madama.Oh oh, che cosa nuova! offeso ella si chiama?
            L’ho detto cento volte.
            Conte. Per grazia di Madama;
            E l’ho potuto in pace soffrir da sola a solo;
            Ma in pubblico non voglio.
            Madama. No da ver? Mi consolo.
            Conte.Favorite alla cena.
            Madama. Eh no, voglio andar via,
            Non voglio disturbarvi la dolce compagnia.
            Dell’altre non si lagna la vostra cara sposa;
            Trattar tutte vi lascia, di me solo è gelosa.
            Conte.Madama, il tempo passa; si mormora di noi.
            Venite, se vi aggrada.
            Madama. Signor no, andate voi.
            Conte.Sarò costretto andarvi.
            Madama. Andate. Niun ci sente;
            Posso senza sdegnarvi parlar liberamente.
            Posso fra voi e me seguir lo stile usato,
            E dirvi un incivile, chiamarvi un un malcreato.
            Conte.Ed io risponder posso, con stil novello e franco,
            Che di cotali ingiurie sono annoiato e stanco.
            Madama.Ah! ah! (rìdendo)
            Conte. Ridete pure; ma altrove non si ride;
            Di me, di voi là dentro si parla e si decide.
            Con me, con don Alessio parlato ha don Maurizio.
            Preveggo di due case vicino il precipizio;
            Onde fra noi, Madama, vi dico in confidenza,
            Essere necessaria un po’ più di prudenza.