Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/134

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Brighella. Senza denari?

Orazio. Senza denari.

Brighella. Con che pretesto?

Orazio. Sulla parola del capitano.

Brighella. E poi?

Orazio. E poi ci penso io.

Brighella. Sior Orazio...

Orazio. Che c’è?

Brighella. Avemo salta le mura : no vorave che i ne fasse saltar da tre legni.

Orazio. Eh! sciocco! Si pagherà.

Brighella. Se pagherà?

Orazio. O si pagherà, o non si pagherà.

Brighella. Eh, qua no gh’è gnente in contrario : o sì, o no.

Orazio. Dov’è il tuo spirito? Dov’è la tua prontezza, la tua disinvoltura?

Brighella. Cospetto del diavolo, quando pò se gh’avemo da metter da bon, son pò omo capace de far te cosse come le va fatte.

Orazio. Animo, fatti onore.

Brighella. Chiamo l’oste, e stè a veder come che se fa.

Orazio. Chiamalo; portati bene, ch’io vado intanto a ritrovare quel buon mercante, che si è persuaso di fidarmi il vestiario.

Brighella. Chi? el sior Pantalon dei Bisognosi?

Orazio. Sì, egli stesso per l’appunto.

Brighella. E l’è cussi semplice? Per esser venezian, me par assae.

Orazio. Semplice? Se ho le mie patenti sottoscritte, e sigillate, e riconosciute.

Brighella. Gran bella man da imitar i caratteri!

Orazio. Zitto.

Brighella. Non parlo.

Orazio. Portati bene; tutti gli acquisti nostri si divideranno fra di noi per metà.

Brighella. Tutti?

Orazio. Sì, tutti : fuori d’una cosa sola.