Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/160

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Orazio. Signore, vostro fratello è un pazzo.

Ottavio. E vero, si conosce che è tale. Ritiratevi un poco, ho da discorrere col signor capitano. (a Flamminio)

Orazio. (Sono sempre più in impegno. Maladetto amore!) (da sè)

Ottavio. Fatemi il piacere di ritirarvi. (a Flamminio)

Flamminio. State molto qui? (ad Ottavio)

Ottavio. Pochissimo.

Flamminio. Bene; dirò a mia sorella, che quando sarete andato via, potrà venire allora a parlare col signor capitano, (parte

SCENA III.

Orazio ed Ottavio.

Orazio. (Misero me! Se n’esco con costui, non m’impiccio mai più). (da sè)

Ottavio. Signor capitano, i pazzi pur troppo, per debolezza di spirito, dicono sovente la verità. Vi prevalete della sua in- nocenza per un fine sospetto; e però a me dovete voi render conto di questa vostra condotta.

Orazio. Torno a ripetervi, che sono qui in cerca del signor Pan- talone, per interessi che passano fra lui e me per una cam- biale, per il vestiario de’ miei soldati, e per cose simili. Io non ho ardito di domandare la sorella vostra. Ma s’ella ha qualche inclinazione per me, se il signor Flamminio, mosso piuttosto dalle preghiere sue che da altro, ha procurato che io le par- lassi, sono un uomo d’onore incapace d’abusarmi delle finezze di una giovane onesta, incapacissimo di oltraggiar una casa onorata, e nemmeno con il pensiero oserei di tradire l’ami- cizia, la fede, la delicatezza dell’onor mio.

Ottavio. Supponete voi dunque, che mia sorella possa avere del- l’inclinazione per voi?

Orazio. Sì, signore : ho qualche ragione di crederlo; e vi dirò di più ancora, se noi sapete, aver io tutta la stima ed il più tenero amore verso di lei.

Ottavio. Non dite poco, signor capitano.