Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/189

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L'IMPOSTORE 181


SCENA IV.

Luogo campestre coll’osteria d’Arlecchino.

Orazio e Brighella.

Orazio. Che c’è di nuovo? Hai tu sentito il tamburo? (incontrandosi con Brighella)

Brighella. Non solo ho sentido el tamburo, ma da quella montagnola che è là, ho visto un distaccamento de soldadi marciar verso de sto paese.

Orazio. Chi credi tu che possano essere?

Brighella. Le pol esser reclute, el pol esser un destaccamento per dar la muda a qualche presidio, el pol esser un passaggio de truppe; cossa voli che sappia?

Orazio. Sai di che nazione sieno? Conosci l’uniforme?

Brighella. Li ho visti da lontan; no i ho podesti distinguer ben; el m’ha parso però un uniforme compagno al nostro.

Orazio. Che fosse qualche partita del reggimento da cui siamo fuggiti, che andasse in traccia di desertori?

Brighella. Qua no gh’è pericolo. Semo zoso de stato.

Orazio. Basta; in ogni forma non è bene lasciarsi vedere.

Brighella. Certo co sto abito intorno se dà in te l’occhio.

Orazio. Senti il tamburo. Sono qui vicini.

Brighella. Andemose a retirar.

Orazio. Qui, nell’osteria.

Brighella. L’osteria l’è el primo logo che da sta zente sarà visità.

Orazio. Facciamo così; buttiamo abbasso l’insegna. (col bastone e colla spada getta1 a terra l’insegna)

Brighella. Za Arlecchin no vien per adesso.

Orazio. No, il signor auditore lo trattiene per ordine mio.

Brighella. L’ha principià la so carica el sior auditor.

Orazio. Principiata e finita. (entra nell'osteria)

Brighella. Dubito che anca nu presto finiremo la nostra; ma za per mi ho preparà un recipe da salvarme, e salvà mi, no ghe penso de altri. (entra e chiude)

  1. Forse è da leggersi gettano. L’ed. Pitteri stampa: o colla spada.