Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/189

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


SCENA IV.

Luogo campestre coll’osteria d’Arlecchino. Orazio e Brighella.

Orazio. Che e’è di nuovo? Hai tu sentito il tamburo? (incontrandosi con Brighella)

Brighella. Non solo ho sentido el tamburo, ma da quella mon- tagnola che è là, ho visto un distaccamento de soldadi marciar verso de sto paese.

Orazio. Chi credi tu che possano essere?

Brighella. Le poi esser reclute, el poi esser un destaccamento per dar la muda a qualche presidio, el poi esser un passaggio de truppe; cossa voli che sappia?

Orazio. Sai di che nazione sieno? Conosci l’uniforme?

Brighella. Li ho visti da lontan; no i ho podesti distinguer ben; el m’ha parso però un uniforme compagno al nostro.

Orazio. Che fosse qualche partita del reggimento da cui siamo fuggiti, che andasse in traccia di deserton?

Brighella. Qua no gh’è pericolo. Semo zoso de stato.

Orazio. Basta; in ogni forma non è bene lasciarsi vedere.

Brighella. Certo co sto abito intorno se dà in te l’occhio.

Orazio. Senti il tamburo. Sono qui vicini.

Brighella. Andemose a retirar.

Orazio. Qui, nell’osteria.

Brighella. L’osteria l’è el primo logo che da sta zente sarà visita.

Orazio. Facciamo così; buttiamo abbasso l’insegna. (col bastone e colla spada getta (I) a terra l’insegna

Brighella. Za Arlecchin no vien per adesso.

Orazio. No, il signor auditore lo trattiene per ordine mio.

Brighella. L’ha principia la so carica el sior auditor.

Orazio. Principiata e finita. (entra neU osteria)

Brighella. Dubito che anca nu presto finiremo la nostra; ma za per mi ho prepara un recipe da salvarme, e salva mi, no ghe penso de altri. (entra e chiude (I) Forse è da leggersi gettano. L’ed. Pitteri stampa: o colia spada.