Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/188

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180 ATTO TERZO'


Ridolfo. Lasciate fare a me.

Dottore. Fratello carissimo, l’azione non mi pare molto onorata.

Ridolfo. Che scrupoli! Sarà la prima volta che un giudice, un ministro, mandi a chiamare un reo sospetto, o lo riceva dai superiori mandato, e lo trattenga poi per cautela?

Dottore. Va bene, ma si chiama lo sbirro per assicurarsi della persona.

Ridolfo. Nel militare non si adoprano sbirri.

Dottore. E chi dunque?...

Ridolfo. I soldati.

Dottore. Dove sono questi soldati?

Ridolfo. Io farò venire sei granatieri con baionetta in canna: lo prenderanno fra l’armi, e lo condurranno al profosso.

Dottore. E intanto?

Ridolfo. Intanto lasciate fare a me. Lo tratterrò in discorsi, finchè giungono i granatieri.

Dottore. Portatevi bene, signor capitano tenente.

Ridolfo. Signor maggiore potete dire.

Dottore. Se sarà vero.

Ridolfo. Se... se... Voi mi volete far dare al diavolo. (parte sdegnato)

SCENA III.

Dottore solo.

Possibile che io non possa adattarmi a credere perfettamente tutto quello che dicono rapporto al signor colonnello? Ora credo, ora non credo. Prese le cose in distanza, il desiderio me le fa credere: sul punto di verificarle, principio con l’animo a dubitare. Sono venute le bandiere. L’ho da credere? Si vedranno. Le donne sogliono dire: il cuore me lo dice, e quando il cuore mi dice una cosa... Quasi quasi direi anch’io lo stesso. Il cuore mi dice che il signor colonnello, il signor maggiore e il signor auditore abbiano a formare il più bel terno di questo mondo. (parte)