Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/213

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Flaminia ed un Servitore.

Flaminia. Date questa carta al suggeritore. Fintanto che si radunano i comici per principiar la commedia, ditegli che voglio un po’ ripassare il solito complimento. (al servitore)

Servitore. Sarà servita. (parte)

Flaminia. Ho fatto bene a venir io per la prima al teatro. Potrò provarlo con libertà. Da bravo, suggeritore, fatemelo dire voi, poichè a memoria lo so pochissimo. Non l’ho avuto che l’altro giorno. Il poeta me l’ha dato assai tardi. Oh, quest’anno il nostro poeta ci ha fatto penar davvero; fra le sue malattie e fra le disgrazie della compagnia1 stiamo bene. Ma chi sa? Niente paura. Suggeritore, proviamo.

          Torno ai lidi dell’Adria, e guido in porto
          Nave da venti combattuta e scossa.
          D’uopo abbiamo d’aita e di conforto,
          Onde al primo vigor tornar si possa.
          Più non vuò comparir col viso smorto;
          Più non sento il timor scorrer per l’ossa.
          Tutti abbiamo a morir; non mi confondo:
          Chi è morto è morto, e non finisce il mondo.

Clarice.

Clarice. Serva, signora Flaminia.

Flaminia. Ben venuta la signora Clarice.

Clarice. Provate voi qualche cosa di nuovo?

Flaminia. Stava provando il prologo, o sia il complimento.

Clarice. Cara amica, potreste risparmiarlo.

Flaminia. Perchè?

  1. Intende lagnarsi per la morte di due personaggi, il Pantalone ed il Brighella1, tutti due di merito particolare, mancati pochi mesi prima, uno in Genova, l’altro in Milano2.[nota originale]
    1. Francesco Rubini e Giuseppe Angelerl: vedasi vol. X, pp. 11 e 19.
    2. Vedasi anche, oltre i Mèmoires, P. II, ch. 22, la pref. alla Castalda, vol. VII, pp. 111-112.