Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/245

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LA MADRE AMOROSA 235


Pantalone. La servo. (va destramente a guardare alla porta)

Aurelia. Cognata indiscreta, tu non me la farai vedere.

Pantalone. Sala chi xe?

Aurelia. Chi mai, signore?

Pantalone. Una persona, che so che no ghe despiase.

Aurelia. Mia figlia forse?

Pantalone. Eh giusto! no ghe piase altri che so fia?

Aurelia. Io non vi capisco.

Pantalone. Xe sior conte Ottavio.

Aurelia. Signor Pantalone, voi siete qualche volta bizzarro.

Pantalone. Cara zentildonna, de mi no la gh’ha d’aver suggizion. Son vecchio, son servitor antigo de casa, son omo de sto mondo. Ho prova le passion in mi, e le so compatir in ti altri. Una vedua zovene e viva come ela, xe giusto che la se torna a mandar. Sior conte Ottavio xe un cavalier ricco, nobile, e d’una età giusto a proposito per una che ha fatto qualche campagna sotto le bandiere d’amor. Siora donna Aurelia, l’ascolta un omo sincero, un amigo de cuor. La pensa al ben de so fia, ma no la trascura el proprio interesse. La procura de collocar ben la so putta; ma la procura anca ela de andar via de sta casa de matti, perchè la pase e la quiete el xe el mazor tesoro del mondo; e la natura insegna amar i propri fioli, xe vero, ma prima de tutto la insegna amar nu medesimi, e procurar la nostra umana pussibile felicità, (parte)

SCENA II.

Donna Aurelia sola.

Chi non ha avuto figliuoli, non può paragonare l’amor di questi con altro amore. Quello delle madri principalmente è il più tenero, il più interessante, poichè aggiungendosi all’affezione del sangue la memoria degli stenti, dei pericoli, dell’educazione, si radica sempre più nel cuor materno l’affetto, e lo rende preferibile al proprio bene ed alla propria vita medesima. Amo il conte Ottavio, egli è vero, ma prima di determinarmi a queste seconde nozze... Eccolo ch’egli viene.