Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/261

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SCENA XV.

Donna Laurina e Florindo.

Laurina. Signor Florindo, ho tanta volontà di parlarvi.

Florindo. Ma qui in queste stanze possiamo esser sorpresi da vostra madre.

Laurina. L’ho veduta passare dall’altra parte col conte Ottavio.

Florindo. Sì, questa vostra signora madre, cotanto austera con voi, fa all’amore peggio d’una ragazza.

Laurina. E poi vuol impedire ch’io non lo faccia. Non vuole ch’io mi mariti.

Florindo. Non vorrà che voi vi maritiate, perchè averà ella inten- zione di farlo.

Laurina. Lo faccia, e lo lasci fare. Io non impedisco ch’ella si soddisfi, ne ella impedisca che possa io soddisfarmi.

Florindo. Donna Laurina, se voi non fate una risoluzione, vostra madre per puntiglio non vorrà certamente che siate mia.

Laurina. Ma qual risoluzione poss’io prendere?

Florindo. Un’altra volta io ve l’ho suggerita. Datemi la mano di sposa, e dopo il fatto la sua collera non ci potrà fare paura.

Laurina. Darvi la mano... Se ci fosse almeno mia zia.

Florindo. Ecco il signor Pantalone. Alla presenza di quest’uomo vecchio e civile, ci porgeremo scambievolmente la destra.

Laurina. Questi è un amico di mia madre; non ne vorrà pro- babilmente sapere.

SCENA XVI.

Pantalone e detti.

Pantalone. Bravi; pulito!

Florindo. Signor Pantalone, favorisca di grazia.

Pantalone. Son qua; cossa comandela?

Florindo. Vossignoria, ch’è uomo ben nato, civile e discreto, spero non averà difficoltà di farci un piacere.

Pantalone. Le comandi : son qua per servirle dove che posso.

Laurina. Ma per amor del cielo, non mi tradite.