Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/274

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Ottavio. Signora, ci penserò.

Aurelia. No, voi avete a risolvere.

Ottavio. L’affare merita qualche riflesso.

Aurelia. Tutti i vostri riflessi io li ho prevenuti. Voi siete unico di casa vostra, siete nobile, siete ricco; siete in età da non differire l’accasamento per aver successione, e questa ve la po- tete promettere più dalla figlia, che dalla madre. Laurina brama uno sposo; ho promesso di darglielo io stessa, e quanto più presto la lego altrui, tanto più facilmente da Florindo la sciolgo, e voi siete l’unico mezzo che mi può dare la pace. Fatelo, se voi mi amate, fatelo per pietà di questa donna infelice che dite di aver amata, che or protestate di amare. Ma se mai questo medesimo amore vi consigliasse colla speranza di farmi vostra, giuro in faccia di voi, giuro a tutti i numi del cielo, di non istringere, fin che io viva, ad altro sposo la mano. Disperando di farmi vostra, avete cuore di abbandonarmi? Se il vostro amore è sincero, voi non potete farlo. Se della nostra amicizia si mormorasse con discapito del mio decoro, avreste animo di soffrirlo? Se il vostro amore è discreto, voi mi rispon- derete che no. Che altro mezzo vi resta adunque per dimo- strarmi 1 affetto vostro, e portar questo al grado eroico della virtù, che dar la mano a mia figlia? Fatelo, Conte, fatelo, se voi mi amte, e se per farlo vi resta qualche delicato riguardo di non confondere gli sguardi fra la madre e la figlia, sappiate che ho provveduto a tutto, che sono dama, che amo tenera- mente mia figlia : ma soprattutto amo ed apprezzo il decoro mio, il decoro vostro, e quello della vostra illustre famiglia.

Ottavio. Donna Amelia, il vostro ragionamento comprende infinite cose. Non siate tiranna meco, pretendendo che tutte in una volta le abbia a considerare. Datemi almeno poche ore di tempo.

Aurelia. Sì, la vostra domanda non può essere più discreta. Vi lascio in libertà di pensare; ma quando avrete pensato, venite alle mie stanze coli’ultima vostra determinazione, e se sia l’amor vostro di quella tempra che lo vantate, lo conoscerò dagli effetti. (parte