Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/385

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TERENZIO 373

Alla metà del tempo ti chiedono il riscatto,

Dunque si deve il prezzo a te giusta il contratto;
E tu negar non puoi di darla a sua richiesta.
Perdonami, signore, la mia opinione è questa.
Lucano. Giudice te non feci, Terenzio, e non vorrei
Che in ciò tu fossi parte.
Terenzio.  Mi guardino gli Dei.
Lucano. Dimmi. (a Critone)
Terenzio.  (Sei troppo ritto). (piano a Critone)
Critone.  (Vuol stroppiarmi costui).
(da sè, inchinandosi)
Lucano. Che vuoi far di Creusa? (a Critone)
Critone.  Darla ai parenti sui.
Terenzio. (Saggiamente rispose). (da sè)
Lucano.  Tu a guadagnare avvezzo,
Venderla ad altri forse vorrai a maggior prezzo.
Se questo fia, son pronto sborsar nuove mercedi;
Vendila a me per sempre, e quanto vuoi mi chiedi.
Critone. No, signor, siate certo, sciolta dalle catene
L’avolo suo paterno mireralla in Atene;
L’aspetta fra le braccia, pien di paterno amore.
Lucano. Lo crederò?
Critone.  Lo giuro.
Terenzio.  Egli è un uomo d’onore.
(a Lucano, parlando di Critone)
Lucano. Bene; non siamo in Roma barbari ed inumani.
Abbiala l’avo amante, ma sol dalle mie mani.
Critone. (Che dirò?) (da sè)
Terenzio.  (Si confonde). (da sè)
Lucano.  Il vecchio ove dimora? (a Critone)
Critone. (Che risponder non so). (da sè)
Lucano.  Terenzio, ei si scolora, (a Terenzio)
Terenzio. Quel che Lucan ti chiede, non ti par giusto e onesto?
(a Critone)
Ragion ti diedi in altro, farlo non posso in questo.