Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/386

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374 ATTO QUARTO

Non vuol mandar la schiava sola in paesi estrani;

Venga l’avolo in Roma: l’avrà dalle sue mani.
Critone. Ma se...
Terenzio.  Ma se ricusa di darla a te il padrone,
A domandarla in Roma ha da venir Critone.
Signor, la libertade a lei negar non puoi;
Ma senza il vecchio padre non torni ai lidi suoi.
Prometti a lui di darla, e basti al mercatante.
Lucano. Sì, la darò a Critone.
Terenzio.  Tu sborsagli il contante, (a Catone)
(Dee l’uom, quand’uopo il chieda, essere pronto e franco).
(da sè)
Critone. (L’arte comica intendo, ma di chinar son stanco), (da sè)
Lucano. Di suo riscatto il prezzo ricever non ricuso,
Ma forse in suo favore non ne farò mal uso.
Libera la dichiaro, ognun saprallo in breve;
A lei recar si veda l’onor che le si deve.
Terenzio. Vedrai nella tua schiava brillar luci più liete.
Col vecchio mercatante vo a contar le monete.
Andiam. (a Critone)
Critone.  Signore. (a Lucano)
Terenzio.  Andiamo a numerar quegli ori. (a Critone)
Critone. Grazie, signore...
Terenzio.  Oh vecchi, siete i gran seccatori.
Critone. Non mi sgridar, son teco. (a Terenzio, camminando)
Terenzio.  (Curvo cammina).
(piano a Critone)
Critone.  (È lunga).
(da sè, curvandosi)
Terenzio. Un’ora a quelle stanze vi vorrà pria ch’ei giunga, (a Lucanlo)
Critone. Se veduto m’avessi in verde età...
Terenzio.  Finiamo.
Critone. Più del tuo svelto e franco era il mio piede...
Terenzio.  Andiamo.
(lo prende per la mano e lo conduce seco frettolosamente)