Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/399

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TERENZIO 387

Tra Fabio e tra colei s’hanno a compire adesso.

Fabio, sei pronto?
Fabio.  Il sono.
Terenzio.  (Qual novello accidente?) (da sè)
Damone. (Avrà sportula doppia colla sposa il cliente). (da sè)
Lucano. Livia, tu da me apprendi, apprenda il Lazio istesso
Da Lucan la virtude di superar se stesso.
Ama Terenzio, ed offre l’amore in sacrifizio;
Non sia men generoso d’un liberto un patrizio;
E Fabio, a cui interesse parla in cuor, non amore,
Apprenda al Tebro nostro a far men disonore.
Staccar da me Creusa è un trarmi il cuor dal petto,
Ma peggio è averla meco con rossor, con dispetto.
Mille gli esempi al mondo della romana istoria
Pongonsi ad altrui norma, narransi a nostra gloria.
Sparse per questa Orazio della germana il sangue,
Voragine profonda Curzio ha per questa, esangue
Di Colatin la sposa1 s’aprio col ferro il seno;
Quando di duol morissi, di lor non farei meno.
Libero per mio dono Terenzio abbia in isposa
Costei libera fatta da un’alma generosa.
Dote a lei fe’ lo sposo col don de’ beni sui;
Con parte de miei beni censo farassi a lui.
Vivete ambo felici, in dolce nodo uniti,
Abbia virtute il premio, a gloria de’ Quiriti.
Africa e Grecia vostre apprendano che in noi
Germoglia in ogni petto il seme degli eroi;
Che a noi render non cale solo i nemici oppressi,
Ma vincere sappiamo anche il cuor di noi stessi.
Creusa. Fortunato amor mio!
Terenzio.  Bella di cuor pietade!
Livia. Itene, fortunati, in barbare contrade.

  1. Pare che così si deva leggere. Nell’ed. Pitteri è stampato: ha per questa esangue. - Di Colatin la sposa ecc. Nelle edd. posteriori, invece del punto fermo dopo esangue, c’è la virgola.