Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/447

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TORQUATO TASSO 433

Targa.  Picchiano.

Torquato.  Aspetta.
Targa.  Aspetto.
Torquato. Dille che venga.
Targa.  Bene. E quel ch’ora ha picchiato?
Torquato. Chi sarà?
Targa.  Lo vedremo.
Torquato.  Di’ che non son tornato.
Targa. Ho inteso, sì signore; mi basta una parola.
(L’amico coll’amica vuol star da solo a sola).
(da sè, e parte)

SCENA IV.

Torquato, poi Eleonora.

Torquato. Costei, che or viene a caso, giovi ai disegni miei;

Credasi che i miei carmi favellino di lei.
Ma io del mondo in faccia m’avvilirò a tal segno?
Anche all’onor del cuore provvederà l’ingegno.
Eleonora. Serva, signor Torquato.
Torquato.  Buondì, Eleonora bella.
Eleonora. Bella a me?
Torquato.  Bella a voi.
Eleonora.9 Signor, io non son quella.
Tutto il bello ch’io vanto, è d’Eleonora il nome,
Ma non ho come l’altre bel viso e belle chiome.
Di signoria mi manca il prezioso onore,
Solo vantar mi posso di schiettezza di cuore;
Onde, se non per altro, almeno pel cuor mio
Degna di quattro versi potrei essere anch’io.
Torquato. (Don Gherardo indiscreto! Del madrigale è intesa), (da sè)
Eleonora. (D’esser un po’ lodata proprio mi sento accesa), (da sè)
Torquato. A queste stanze mie qual motivo vi guida?
Eleonora. Una question si brama, che da voi si decida.
Un certo madrigale parla d’Eleonora: