Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/449

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TORQUATO TASSO 435

Eleonora. Capperi, chi potrebbe ricusare un tal dono?

Sono versi amorosi.
Torquato.  Ma in quelli io non ragiono.
Eleonora. Chi dunque?
Torquato.  Tirsi parla; Tirsi, ignoto pastore.
Eleonora. Eh, che voi siete Tirsi.
Torquato.  Chi ve lo dice?
Eleonora.  Il cuore.
Così quella foss’io, che il pastorello adora.
Torquato. Lo può sperar chi il merta.
Eleonora.  Chi lo merta?
Torquato.  Eleonora. (parte)

SCENA V.

Eleonora sola.

Ei me l’ha detto in modo, che quasi giurerei

Che fosse innamorato cotto de’ fatti miei.
Perchè no? già si sente che un uomo che ha studiato
Non guarda nella donna nè il sangue, nè lo stato;
Fuori di questo, a dirla, non son delle più brutte,
E fuor della ricchezza, ho anch’io quel che hanno tutte1.

SCENA VI.

Don Gherardo e la suddetta.

Gherardo. Or che non vi è Torquato, rimetterò... che vedo?

Che fate qui?
Eleonora.  Signore, gli altrui fatti non chiedo.
Gherardo. Via, via, non v’adirate. Chi vi manda?
Eleonora.  Nol so.
Gherardo. Vi manda la Marchesa?
Eleonora.  Signor sì, e signor no.
Gherardo. Come sarebbe a dire?

  1. Zatta: Eccetto le ricchezze, ho dote pari a tutte.