Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/456

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442 ATTO SECONDO

Fazio. Tu sei, Torquato mio, in Sorriento nato;

In Napole t’aveva lo patre generato;
Sia per l’un, sia per l’autro, chiaro se bide e chiano,
Tasso, non v’è che dicere, tu sei napoletano.
Gherardo. Dicon sia bergamasco...
Torquato.  Chetatevi un momento.
Fazio. Da Bergamo è lo patre, la matre da Sorriento.
In casa della mamma è nata chissa gioia;
Quella però se dice che sia la patria soia.
Torquato. Signor, sul nascer mio niuno finor pretese;
Merto non ho che vaglia a risvegliar contese.
Misero qual io sono dagli Itali non spero
L’onor ch’ebbe da’ Greci il combattuto Omero:
Anzi che s’abbia a dire paese sfortunato,
Temo, per mia cagione, quello dov’io son nato.
Fazio. Sanno i Napoletani, sa tutta la cettate,
Che tu se’ sfortunato, che vivi in povertate.
I parenti, li amici, el popolo t’invita
A passà, bene mio, chiù meglio la to vita.
Gherardo. Ei non potrà venire, perchè in Corte impegnato.
Fazio. Uh, managgia la mamma porzì che t’ha figliato.
Gherardo. Bravo; così lo stile di Napoli si sente1.
Torquato. Voi meritate peggio. (a don Gherardo)
Gherardo.  Non me n’offendo niente.2
Fazio. Vieni, Torquato mio, vieni alla città bella:
Non essere chiù ingrato all’amore di quella.
Sarai lo ben veduto da principi e marchesi,
Avrai delli carlini, avrai delli tornesi;
Songo per te venuto; viene con meco...
Gherardo.  Io dubito
Ch’egli non ci verrà.
Fazio.  Possa morì de subito, (a don Gherardo)
Gherardo. Obbligato, signore.

  1. Questo verso manca nell’ed. Zatta.
  2. Segue nell’ed. Zatta questo verso: «Torquato. Di mia sofferenza voi abusale sovente