Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/92

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86 ATTO QUARTO

            Contessa.È ver; voi dite bene: entrarvi non degg’io,
            Basta che dei mariti lascino stare il mio.
            Madama.Amica, io non intendo quello che dir vogliate.
            Contessa.Possiamo sulla festa andar, se comandate.
            Madama.Spiegatevi, se avete di me qualche sospetto.
            Contessa.No, Madama: che dite? troppo ho per voi rispetto.
            Solo mi parve strano, che sendo mio l’invito,
            Mandaste dell’arrivo L'avviso a mio marito.
            Madama.È ver, chiesi del Conte. Per questo? Vi dirò...
            La civiltà, Contessa, mi piace; e anch’io la so.
            Incomodar la dama pareami incoveniente,
            Immersa in complimenti in mezzo a tanta gente.
            Contessa.Troppo gentil, Madama. (con una riverenza)
            Madama. E poi quell’imbasciata
            Non io, ma don Alessio al paggio ha incaricata.
            Contessa.Scusate se non venne il Conte al suo dovere.
            Ei balla; e quando balla, vi ha tutto il suo piacere.
            Ei lascia a peso mio cotai ricevimenti,
            E mandami in sua vece a far suoi complimenti.
            Madama.Ei vi mandò a onorarmi?
            Contessa. A me diè quest’onore.
            (inchinandosi)
            Madama.Possibile?
            Contessa. Vi prego d’aggradir...
            Madama.  Troppo onore, (inchinandosi)
            (Manda la moglie il Conte; ei balla, e me non cura.)
            Ah! vorrei, se potessi, andarmene a drittura). (da sè)
            Contessa.Andiam; sono a servirvi.
            Madama. Vi è molta gente?
            Contessa. Molta.
            Madama.La sala sarà piena.
            Contessa. Certo la sala è folta.
            Madama.Caldo grande?
            Contessa. Eccessivo.
            Madama. Il caldo è il mio tormento.