Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/158

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152 ATTO SECONDO

Zanetta. Che soi mi?1

Che no se femo in vissere.2
Meneghina.  Te vorlo ben a ti?
Zanetta. Certo che el me vol ben. El fa sta mascherada
Solamente per mi.
Meneghina.  Ti ti xe fortunada.
Zanetta. Tasi, tasi, mattazza, che un dì ti ’l troverà. (parte)
Meneghina. Sarave squasi tempo, che l’avesse trovà. (parte)

SCENA VII.

Camera in casa della signora Costanza.

Costanza, e Raimondo in maschera.

Costanza. Bon viazo, sior consorte.

Raimondo.  Padrona riverita.
Costanza. In maschera a bonora! la xe una bella vita!
Raimondo. È inutile, signora, che mi secchiate adesso.
Se in maschera io vado, fate anche voi lo stesso.
Costanza. Che caro sior Raimondo! In maschera? a che far?
Voleu che vaga sola in Piazza a baucar3?
Raimondo. Ma pur tutte le donne han qualche compagnia.
Che abbiano i loro amici tutte fuor che la mia?
Costanza. Anca mi, se volesse, me troverave el mio,
Ma no voggio nissun, fora de mio mario.
Raimondo. Sempre non può il marito, siatene persuasa.
Costanza. Ben; se el mario no pol, e mi resterò a casa.
Raimondo. Sola in casa vedervi, cara consorte mia...
Costanza. Donca, se ve despiase, steme a far compagnia.
Raimondo. Convien ch’io me ne vada, non ci posso star più.
Costanza. AndÈ dove ve piase, mi vegnirò con vu.
Raimondo. Per or non vado a spasso; vado per un affar.
Costanza. La muggier col mario per tutto poi andar.

  1. Così è il verso in tutte le edizioni.
  2. Abbiamo giudizio, non facciamo pazzie, meno confidenze ecc. «Locuzione bassa e familiare di rimprovero»: Boerio.
  3. «Andar senza saper dove»: Boerio.