Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/97

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IL CAVALIER GIOCONDO 91

Madama. (Cavaliere malnato!)

Lisaura.  (Colei grida per me?)
(piano a don Alessandro)
Alessandro. Posso seder con voi? (al Cavaliere e Lisaura)
Cavaliere.  Ci stiamo tutti tre.
Possidaria. (Vostra moglie n’ha due; l’altra è restata sola).
(piano a Gianfranco)
Gianfranco. Lisaura, per dir vero, è una buona figliuola.
Pedro. Donna Marianna in pace sta col suo favorito.
Conte. Non ha da render conto nè a padre, nè a marito;
E poi di mia cognata non fa le triste scene.
Madama. Conte.
Conte.  Signora mia.
Madama.  Venite qui.
Conte.  Sto bene.
Madama. Venite qui, vi dico. Vo’ dirvi una parola.
Conte. Or mi chiama in aiuto, perch’è restata sola.
Pedro. E voi siete sì buono? (al Conte, e s’alza)
Conte.  Ha da durar per poco.
(va vicino a madama Bignè)
Alessandro. Cresce dell’aria il fresco. (a Lisaura)
Lisaura.  (Ed io son tutta foco).
(a don Alessandro)
Madama. Cercate i servitori, che saran qui d’intorno.
Dite lor, che partire io voglio appena giorno.
L’alba, per quel ch’io vedo, non è molto discosta;
Sveglino i postiglioni, avvisino la posta.
S’ha da partir.
Conte.  Ma prima...
Madama.  S’ha da partir, vi dico.
Conte. Uh che donna! che donna! che maledetto intrico!
(parte)
Madama. Pria di partir per altro voglio almeno il piacere
Di far qualche vendetta. Ehi, signor Cavaliere.
(al Cavalier Giocondo)