Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XIII.djvu/287

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LA DONNA STRAVAGANTE 281

Venir pubblicamente a far la scena in strada.

Rinaldo. Dille che del decoro più dell’amor le caglia:
L’onor, la convenienza alla passion prevaglia.
Cecchino. È inutile ch’io parli; anzi sarebbe questo
Un stimolo per farla risolvere più presto.
Rinaldo. Stelle, che far degg’io?
Cecchino.  Vi domando perdono;
È ver che son ragazzo, che giovine ancor sono.
Ma pure ardisco prendermi, signore, un ardimento,
Dandovi in caso tale un mio suggerimento.
Rinaldo. Parla, amato Cecchino: ah, se possibil fia,
L’onor non si cimenti della parola mia.
Cecchino. Al palazzo contigua la casa è di un staffiere.
Che quando è regalato, disposto è a far piacere.
Comunica di dentro per il cortil l’entrata:
Colà, per dirvi tutto, la dama è ritirata.
Parmi che là si possa salvar ogni riguardo.
Rinaldo. È ver, di mia parola non manco a don Riccardo:
Soccorrisi la dama, che d’uopo ha di consiglio.
Mostrami tu la via.
Cecchino.  Venga con me.
Rinaldo.  Sì, figlio.
(entrano per una porta contigua al palazzo)
Properzio. Son curioso d’intendere... entriam per altra parte.
Medoro. Sì, se sarem veduti, ci sottrarrem con arte.
(entrano per la porta solita del palazzo)

SCENA XIX.

Camera in casa dello staffiere, contigua al cortile del palazzo di don Riccardo.

Donna Livia, poi don Rinaldo.

Livia. Se per l’ultima volta qui non lo veggo in faccia,

Non so che mi risolvere, non so quel che mi faccia:
Della ragione il lume smarrisco a poco a poco.
Eccolo. Ah che dirà, veggendomi in tal loco?