Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/135

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LO SPIRITO DI CONTRADIZIONE 127

Io so che tante volte il nuzial contratto

Per i di lui puntigli si è fatto e si è disfatto.
Ora che nel concludere da voi si è contradetto,
Ch’ei voglia vendicarsi, certissimo mi aspetto.
Dorotea. Di far ch’ei si pacifichi difficile non è.
Lasciatemi operare, fidatevi di me.
Io parlerò col padre, io parlerò col figlio:
State di buona voglia; ma udite il mio consiglio.
Se andar dovete in casa di un suocero sì strano.
Non fate sulle prime ch’ei prendavi la mano.
Nel soggettarvi a tutto non siate così buona;
Dite l’animo vostro, e fate da padrona.
L’uomo per consueto tiranneggiar procura,
E misere le donne che si fan far paura.
Quando la donna ha spirito, l’uom s’avvilisce e cangia;
Chi pecora si mostra, il lupo se la mangia.
Cammilla. (Così le donne pazze fanno per ordinario;
Ma io, per viver bene, farò tutto il contrario).
Dorotea. Voi non mi rispondete. Vi par ch’io dica male?
Cammilla. Anzi dite benissimo. Conosco quanto vale
Il provido consiglio, che vien dal vostro amore.
Cognata, vi son serva, amatemi di cuore.
(Se in casa dello sposo il ciel mi condurrà,
Userò, qual io soglio, rispetto ed umiltà). (parte)

SCENA IV.
Dorotea, poi Rinaldo.

Dorotea. Se un simile sistema non avess’io serbato,

Il suocero e il marito mi avriano calpestato.
Perchè nei primi giorni mostrato ho un po’ d’orgoglio,
Li ho posti in soggezione, e fan quello ch’io voglio.
Rinaldo. Eccomi qui da voi. Qual affar d’importanza
Fe’ sì che mi faceste partir da quella stanza?
Dorotea. Son due ore che aspetto.