Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/136

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128 ATTO PRIMO

Rinaldo.  Due ore? cosa dite?

Non son dieci minuti.
Dorotea.  Sempre mi contradite.
Dopo che mi lasciaste, so io quant’è passato.
Si può sapere almeno dove che siete stato?
Rinaldo. Mi ha chiamato mio padre, e dissemi a drittura,
Che per vostra cagione stracciata è la scrittura.
Dorotea. Vostro padre al suo solito vi ha detto una pazzia.
Rinaldo. La carta è lacerata.
Dorotea.  Ma non per causa mia.
Rinaldo. Se non foste venuta ad imbrogliar la cosa,
Cammilla di Roberto fatta saria la sposa.
Dorotea. Non è vero.
Rinaldo.  Vorreste negar quel ch’è di fatto?
Non foste voi la causa, che tramontò il contratto?
Dorotea. Signor no, non è vero, vel dico un’altra volta.
Ho sempre da combattere gente ostinata e stolta.
La mia difficoltà non fu di tal natura,
Onde stracciar dovessero sì presto una scrittura.
E pur la mala cosa trattar con tai persone.
Rinaldo. Basta, è sciolto il contratto...
Dorotea.  Ma non per mia cagione. (alterata)
Rinaldo. Via, non sarà per voi, sarà perchè la sorte
Vuol privar mia sorella di un ottimo consorte.
Nozze non si potevano sperar più fortunate.
Dorotea. Io non le ho fatte sciogliere. (alterata)
Rinaldo.  Ma no, non vi adirate.
Dorotea. Anzi, perchè si facciano, adoperarmi io voglio;
E voi, se si ripigliano, sottoscrivete il foglio.
Fate che da Gaudenzio sia nuovamente esteso...
Rinaldo. Ma se il signor Fabrizio si è dichiarato offeso...
Dorotea. Da chi?
Rinaldo.  Da tutti noi.
Dorotea.  Pericolo non c’è.