Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/166

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158 ATTO TERZO

Ferrante.  Da vecchio, figlia mia.

Dorotea. Vecchio il signor Ferrante? non dica una bugia.
Ferrante. Pur troppo sulle spalle sento il peso degli anni.
Dorotea. Quanti ne avrà?
Ferrante.  Settanta.
Dorotea.  Dubito che s’inganni.
Ferrante. Anzi, credo che siano settanta uno.
Dorotea.  Oibò.
Ella sbaglia di molto.
Ferrante.  Il conto ora vi fo.
Sono venuto al mondo nell’anno ottantasei.
Siam del cinquantasette.
Dorotea.  Or mi riscalderei.
Se una bugia mi dicono, io presto vado giù.
Voi non potete avere che sessant’anni al più.
Conte, che dite voi?
Conte.  Di più non averà.
Ferrante. (Vuol contradir perfino sulla mia stessa età).
Dorotea. Sì, v’intendo, signore, lo so perchè volete
Farvi in questa occasione più vecchio che non siete.
Un rimprovero è questo alla mia indiscretezza.
Che senza aver riguardo di un uomo alla vecchiezza,
Voglia in sala vederlo dal freddo intirizzire.
Ferrante. Oh no, figliuola mia, non mi par di patire.
(tremando)

SCENA VIII.
Foligno e due altri Seroitori con i piatti caldi, e detti.

Foligno. (Mette in tavola i tre piatti.)

Dorotea. Tre piatti in una volta? (a Foligno)
Foligno.  Creduto ho di dovere
Di servir in tre piatti, per via del forastiere.
Dorotea. Bella foresteria, che al cavalier voi fate!
Dargli per cerimonia vivande raffreddate!