Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/167

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LO SPIRITO DI CONTRADIZIONE 159

Venga un piatto alla volta. Conte, che ve ne pare?

Conte. Certo, un piatto alla volta. Questo è il vero mangiare.
Ferrante. Anch’io così l’intendo. Pria la minestra, e poi...
Dorotea. No, la minestra in fine. Conte, che dite voi?
Conte. Dico che va benissimo. La Francia a noi maestra;
Ora accostuma all’ultimo la zuppa o la minestra.
Ferrante. Ma non è ben dapprima lo stomaco scaldarci?
Dorotea. Non signore; alla moda dobbiamo uniformarci.
Lascia il salame in tavola. Porta il resto in cucina.
(Foligno leva due piatti, e li dà ai servitori)
Ferrante. (Povero me! pazienza).
Cammilla.  (Che cara cognatina!)
Rinaldo. Via sediamo, signori.
Dorotea.  Come! in questa mattina
Non vengono a servire Volpino e Gasperina?
Ferrante. Non vuò che quei bricconi, che vi han perso il rispetto,
Ardiscano venire dinanzi al mio cospetto.
So il mio dovere in questo, e li saprò punire.
Dorotea. Chiamateli. Che vengano in tavola a servire.
(ad un servitore, che parte)
Ferrante. Ma perchè li volete?...
Dorotea.  Le mie ragioni ho pronte.
Se a voi note non sono, ve le può dire il Conte.
Conte. Pensa ben la signora, opera da sua pari;
Saprà col suo talento punir quei temerari.
Voi non la conoscete. Dirò per istruirvi...
Dorotea. Basta così, sediamo. (siede)
Conte.  Eccomi ad obbedirvi, (vuol sedere)
Rinaldo. Questo è il loco del Conte.
Dorotea.  No, no, sedete qui.
Rinaldo. Quello è l’ultimo loco.
Dorotea.  Si pratica così.
Cammilla. (E una cosa, per dirla, ridicola all’eccesso).
Ferrante. Io dunque...
Dorotea.  Voi, signore, venitemi dappresso.