Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/273

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L'APATISTA 265
SCENA III.
Il Cavaliere e detti; poi Fabrizio.

Cavaliere. Ho sentito gridare. Che vuol dir, cos’è stato?

(li due rimangono confusi senza parlare)
Miei signori, tacete? Veggovi il volto acceso.
Siete molto confusi. Basta così; v’ho inteso.
Contessa. Non crediate, signore...
Cavaliere.  Ben ben, ci parleremo.
(sostenuto)
Paolino. Un cavalier d’onore....
Cavaliere.  L’onor difenderemo.
(come sopra)
Chi è di là? (da sè)
Paolino.  (Che pretende?) (da sè)
Contessa.  (Aimè, qualche disastro).
(da sè)
Fabrizio. Che comanda?
Cavaliere.  Chiamate il conte Policastro. (sostenuto)
Fabrizio. Subito. Ho da tornare a far da capitano.
Coi baffi sul mostaccio e colla spada in mano?
Cavaliere. Eseguite il comando.
Fabrizio.  Subito, sì signore.
(Questa volta il padrone mi par di malumore).
(parte)
Contessa. Signor, la mia condotta voglio giustificata.
Cavaliere. Vi conosco abbastanza. (serio)
Paolino.  È una dama onorata.
Cavaliere. Questa difesa vostra può rendersi sospetta.
(come sopra)
Paolino. Spiegatevi, signore.
Cavaliere.  Lo farò. Non ho fretta.
(come sopra)