Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/275

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L'APATISTA 267

Cavaliere.  La mia sincerità

Veggo mal corrisposta.
Conte.  Vi è qualche novità?
Cavaliere, S’introduce un amico...
Paolino.  L’amico è un uom d’onore.
(al Cavaliere)
Cavaliere. Ora con voi non parlo. (a don Paolino)
Conte.  Zitto. (a don Paolino)
Contessa.  (Mi trema il core).
(da sè)
Cavaliere. Un amore segreto si nutre e si coltiva?
Destasi un’altra fiamma, quando la prima è viva?
Simile trattamento non dee andar senza pena.
Le mie risoluzioni...
Conte.  A che ora si cena?
(al Cavaliere, che mostra impazientarsi)
Paolino. Signor, che pretendete? (al Cavaliere)
Cavaliere.  Vi sarà noto or ora.
(a don Paolino)
Contessa. L’onor mio non s’offenda.
Cavaliere.  Chetatevi, signora.
Conte. Zitto. (alla Contessa)
Cavaliere.  Un zio generoso amando i suoi nipoti,
Di renderli felici spiega morendo i voti.
Ordina i lor sponsali, e per sfuggir le liti
Brama che i di lui beni possan godere uniti.
Obbedire vorrebbe la dama al testatore,
Ma al bel desio contrasta un radicato amore;
Sforza il cuore all’azzardo, vien vigorosa e franca.
Vuol superar l’affetto, ma il suo valor poi manca.
Del nuovo sposo il volto forse non spiace ai lumi,
Ma al cuor di molle tempra dispiacciono i costumi.
Ella brama un amante tenero e lusinghiero,
E un cavalier ritrova, che colle donne è austero.
Di superar procura quest’avversion fatale,