Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/335

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LA DONNA BIZZARRA 327

Armidoro. (Sono un poco annoiato). Posso venir, signora?

(si alza)
Contessa. Ho da scriver, signore; legger potete ancora.
(preparando la carta)
Armidoro. Questo libro mi stucca.
Contessa.  Prendete questo qui.
(gli getta un libro in terra)
Armidoro. È una bella finezza.
(torna a sedere, senza prendere il libro gettato)
Contessa.  (Mi secca tutto il dì).
(principiando a scrivere)
Armidoro. (Vo’ lasciar che finisca, e poi m’intenderà).
Contessa. Signor mio riverito, (scrivendo) (Voglio usar gravità).
Sento dal vostro foglio, che del commesso errore...
(scrivendo)

SCENA IV.

Il Barone e detti.

Barone. Servo, Contessa mia.

Contessa.  (Ecco qui il seccatore).
Barone. Son venuto per dirvi...
Contessa.  Fate conversazione
Con Armidoro intanto. (scrivendo)
Barone.  Che fate in quel cantone?
(ad Armidoro)
Armidoro. Sto qui per obbedire alla padrona mia.
Barone. Lo lasciate in un canto? (alla Contessa)
Contessa.  Fategli compagnia, (al Barone)
Barone. Di una cosa, signora, convien che vi avvertisca
Rapporto al Cavaliere.
Contessa.  Lasciate ch’io finisca. (scrivendo)
Barone. Sì, terminate pure. (alla Cont.) Amico, state bene?
(accostandosi ad Armidoro)
Armidoro. Bene per obbedirvi.