Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/339

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LA DONNA BIZZARRA 331

Martorino.  Anzi ci sono andato.

Contessa. E il capitan Gismondo?...
Martorino.  L’ho subito trovato.
Contessa. Sì presto?
Martorino.  Così presto.
Contessa.  Tu me lo dici invano.
Martorino. Or ora lo vedrete col vostro foglio in mano.
Contessa. Dove?
Martorino.  L’ho ritrovato vicino a questa porta;
Legge la carta, e poi subito a voi si porta.
Gli ho da dir ch’è padrone?
Contessa.  Non so quel che abbia a dire.
Non gli dir ch’io lo chiami. Venga se vuol venire.
Martorino. Non dubiti, signora, so quel che mi conviene.
Contessa. Chi è di là nella sala?
Martorino.  È il capitan, che viene.
(Già i’ lo sapea, che l’ordine non averia aspettato;
Venir senza portiera il capitano è usato.
E tutti, per dir vero, tutti questi signori.
In ciò poco disturbo recano ai servitori). (parte)

SCENA VII.
La Contessa, poi il Capitano solo.

Contessa. Una grande premura mostra la sua venuta;

Ma perchè sia più docile, vo’ far la sostenuta.
Capitano. Posso venir?
Contessa.  Signore, lei sbaglia in verità;
Se vuol la Baronessa, si passa per di là.
Capitano. Se dalla Baronessa una sol volta andai,
Fu sol per vostro cenno, per mio piacer non mai.
Contessa. Bastami aver scoperto il pensier vostro audace.
Veggo di qual sistema è il vostro cuor capace.
Voi siete stato il primo, che abbiami fatto un torto,
Nè da voi, nè da altri l’ingiurie io non sopporto.