Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/343

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LA DONNA BIZZARRA 335

Povero capitano! affè, vi compatisco;

Questi vostri deliri li approvo e li gradisco.
Se voi siete geloso di me fino a tal segno,
È certo che l’amore vi provoca allo sdegno.
Fate torto a voi stesso a dubitar così,
E de’ vostri trasporti vi pentirete un dì.
Capitano. Non so che dir, scusate l’intollerante orgoglio.
Contessa. Manda a cercar don Fabio, che favellargli io voglio.
(a Martorino)
Capitano. (E vuol tutto a suo modo).
Martorino.  Subito, sì signora.
(Povero capitano! non la conosce ancora). (parte)

SCENA IX.
La Contessa ed il Capitano.

Capitano. Ma giusto ciel! possibile che non possiate un giorno

Viver senza vedervi dieci serventi intorno?
Contessa. Caro il mio capitano, possibile che in petto
Sempre nutrir vogliate un simile sospetto?
Se siete voi distinto, di che temer volete?
Capitano. Ma sono io il distinto?
Contessa.  Ancor non lo credete?
O mie cure gettate! o miei pensieri vani!
Ricompensata io sono con i sospetti insani.
Che val ch’io mi lusinghi di pace e di conforto.
Se un ingrato mi accusa, e mi condanna a torto?
Capitano. S’io non divengo pazzo, credetelo, è un prodigio;
Della fe’ che vantate, non veggo alcun vestigio.
Par che il facciate apposta. Por mi volete allato
Di chi più mi dispiace. Ah, son pur sfortunato!
Contessa. Voi la vostra fortuna non conoscete ancora. (tenera)
Capitano. Bramerei di vederla.
Contessa.  Sì, la vedrete or ora.