Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/342

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334 ATTO QUARTO

È tanto è quest’amore nel seno mio avanzato,

Che il cuore intieramente ho a voi sagrificato.
Contessa. Dunque è mio il vostro cuore? parlate voi sincero?
Capitano. Sì, questo cuore è vostro.
Contessa.  Conoscerò se è vero.
Capitano. Fate di me ogni prova, fino a volermi esangue;
Vi offro l’umil rispetto, vi offro la vita e il sangue.
Tutto soffrir son pronto, fino gli sdegni e l’onte;
Fuor che vedermi oppresso dei miei rivali a fronte.
Contessa. Chi è di là?

SCENA VIII.
Martorino e detti.

Martorino.  Mia signora.

Contessa.  Alcun di questo tetto
Vada a cercar don Fabio: dicagli ch’io l’aspetto.
Capitano. (Ah mi deride, il veggo).
Martorino.  Subito manderò.
Capitano. Io, se di lui vi preme, a ricercarlo andrò.
Vi leverò in tal guisa il tedio ch’io vi reco.
Non son, signora mia, nè stolido, nè cieco:
Se gioco vi prendete della mia sofferenza,
Ve lo ridico in faccia, non soffro un insolenza.
(in alto di partire)
Contessa. Aspettate un momento. (al Capitano, arrestandolo)
Capitano.  No, non posso star saldo.
Contessa. Va a prendere un ventaglio, che il capitano ha caldo.
(a Martorino)
Capitano. Mi deridete ancora?
Contessa.  Deridervi non deggio,
Se senza alcun motivo imbestialirvi io veggio?
Perchè odiate don Fabio? Credete voi ch’io sia
Accesa a questo segno del bel di poesia?