Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/357

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LA DONNA BIZZARRA 349
SCENA VIII.
Il Cavaliere e detti.

Cavaliere. Il contratto è finito. Vi aspettano, signora.

Contessa. Io di far quel che voglio non ho finito ancora.
(al Cavaliere, sdegnosa)
Cavaliere. Pare anche a me. (ironico, guardando il Capitano)
Contessa.  L’ho caro. (sostenuta)
Cavaliere.  Si vede che vi preme.
(come sopra)
Capitano. Cavalier, noi abbiamo da ragionare insieme.
Contessa. Io comando, signore. (al Capitano, irata)
Capitano.  (Ecco il solito orgoglio), (da sè)
Cavaliere. Se venir comandate.... (alla Contessa)
Contessa.  No, venire non voglio.
(al Cavaliere, sdegnosa)
Cavaliere. Dunque...
Contessa.  Potete andare. (sostenuta)
Cavaliere.  Perchè sì sussiegata?
Contessa. Perchè, per dir il vero, sono un poco annoiata.
Cavaliere. Di chi?
Contessa.  Di tutto il mondo.
Cavaliere.  Di me ancora?
Contessa.  Può darsi.
Cavaliere. Il sangue, mia signora, non istia a riscaldarsi.
Terminato il contratto, men vado immantinente;
Non verrò più a seccarvi; servitor riverente, (parte)

SCENA IX.
La Contessa ed il Capitano, poi Martorino.

Contessa. Proprio fa venir male il Cavalier flemmatico.

Capitano. (Che novitade è questa? Fa rimanermi estatico). (da sè)
Contessa. Via, signor capitano, tutti gli amici miei
Mi lasciano, mi piantano. Faccia lo stesso lei.