Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/358

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350 ATTO QUINTO

Capitano. Io lasciarvi, signora? Perderò pria la vita.

Contessa. Che volete che dicano, se con voi resto unita?
Posso trattar chi voglio, se vi è conversazione;
Ma con un sol, si offende la mia riputazione. (con caldo)
Capitano. Di mormorar di voi niuno saria più ardito,
Quand’io fossi...
Contessa.  Che cosa? (interrompendolo con sdegno)
Capitano.  Reso di voi marito.
Contessa. Marito? (con alterezza)
Capitano.  Sì signora.
Contessa.  Marito? (come sopra)
Capitano.  Così è.
Contessa. Io non sono per voi, nè voi siete per me. (sostenuta)
Capitano. Ma perchè mai, Contessa?
Contessa.  Ho il veleno negli occhi.
(sostenuta)
Capitano. E la dolcezza in cuore.
Contessa.  Itelo a dire ai sciocchi.
(come sopra)
Capitano. Deh per pietà!
Contessa.  Bugiardo.
Capitano.  Son vostro a tutti i patti.
Contessa. Moltissime parole, e pochissimi fatti. (con alterezza)
Capitano. Ecco la mano in pegno.
Contessa.  Che cerimonia è questa?
La man da solo a sola ad una dama onesta?
(sdegnosa)
Martorino.
Martorino. Signora.
Contessa.  Sentimi. (Va di là.
Vedi se vi è il notaro, e conducilo qua). (piano)
Martorino. (Che vuol dir?)
Contessa.  (Non seccarmi).
Martorino.  (Subito immantinente).
(parte)