Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/359

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LA DONNA BIZZARRA 351

Capitano. Non mi credete ancora?

Contessa.  No, non vi credo niente.
(sdegnosa)
Capitano. Se voi mi continuate un simile tormento,
Vo’ lacerarmi il seno.
Contessa.  Tutte parole al vento.
Capitano. Barbara, in questa guisa di me prendete gioco?
Sono un uom disperato.
Contessa.  Acchetatevi un poco.
(con alterezza)

SCENA X.
Martorino, il Notaro e detti; poi due Servitori.

Martorino. Eccolo qui, signora. (alla Conlessa)

Contessa.  Questi lo conoscete?
(al Capitano, sempre sdegnosa)
Capitano. Parmi che sia un notaro. Da lui cosa volete?
Contessa. Chiama due servitori. (a Martorino, col solito sdegno)
Martorino.  Tosto, signora sì. (parte)
Capitano. Si può saper?... (alla Contessa)
Contessa.  Tacete. (come sopra)
Martorino.  I due servi son qui.
(Martorino torna con due servitori)
Contessa. Ora, signor gradasso, che tanto amor vantate.
Ora, se vi dà l’animo, ora l’amor mostrate.
Ecco due testimoni, ecco il notaro; e bene.
Quel che dianzi diceste, mentitor, vi sovviene?
(come sopra)
Capitano. Mi sovvien quel che dissi, e non lo dissi invano;
Dei testimoni in faccia, presentovi la mano.
Sono un uomo d’onore; son pronto, eccomi qui.
(offre la mano alla Contessa con del caldo)
Notaro. È contenta, signora, di queste nozze? (alla Contessa)
Contessa.  Sì.
(colla stessa aria sdegnosa prende la mano del Capitano)