Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/440

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432 ATTO QUARTO

Felicita. (Trattenetevi abbasso, vi ho da parlare anch’io).

(piano al Notaro)
Notaro. (Vi servirò).
Felicita.  (Aspettatemi).
Notaro.  (Quest’è l’obbligo mio).
(parte)
Valentina. Terrò io questa carta.
Fabrizio.  Date a me la scrittura.
Valentina. Eh no, nella mia cassa la terrò più sicura.
Fabrizio. Bene, dov’è Rosina?
Valentina.  La vederete poi.
Ora di un’altra cosa si ha da parlar tra noi.
Fabrizio. Di che?
Valentina.  Vorrei pregarvi...
Fabrizio.  Pregar? così parlate?
Dite quel che vi piace, chiedete e comandate.
Valentina. Vorrei, per non star sola tutta la vita mia,
Che venisse Felicita a farmi compagnia.
Ella con suo marito potrebbero aiutarmi,
Da cento e cento cose potrebber sollevarmi.
Basta che voi gli date una camera e un letto.
Fabrizio. Voi siete la padrona, voi sola in questo tetto.
Vengan liberamente, quando voi lo aggradite.
Fate quel che volete, non vo’ che me lo dite.
Valentina. Vi son tanto obbligata.
Fabrizio.  Che cerimonia è questa?
Valentina. Tanta bontà...
Fabrizio.  Finitela di rompermi la testa. (parte)
Felicita. Brava, brava, sorella. Tutto va ben, l’ho caro.
(Andiamo a far soscrivere l’obbligo dal notaro).
(piano a Baldissera, e parte)
Valentina. Che vi par, Baldissera?
Baldissera.  Vi guardo, e mi confondo.
Di che mai son capaci le donne in questo mondo!
(parte)