Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/439

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LA DONNA DI GOVERNO 431

Valentina. Oh via, non vi scaldate, s’egli non sa chi siete.

Ecco qui l’istrumento; prendetelo, e leggete.
(leva la carta dal tavolino)
Dove avete gli occhiali? eh! vi vorran due ore
Prima che li troviate; leggerò io, signore.
Venite qua, sentite, se il notar si contenta.
Leggiamo pian, che alcuno di casa non ci senta.
In questo giorno eccetera dell’anno mille eccetera,
Alla presenza eccetera di me notaro eccetera.
Promette Rosa Panfili, nipote di Fabrizio,
Sposarsi con Ippolito Moschin quondam Maurizio.
E per dote promette lo zio di detta sposa
Dar diecimila scudi, e più qualch’altra cosa.
Con patto che dal sposo sui beni ereditati
I diecimila scudi le siano assicurati.
Ed obbligando eccetera, e protestando eccetera.
Alla presenza eccetera di me notaro eccetera.
Parvi che vada bene?
Fabrizio.  Che dite voi?
Valentina.  Benissimo.
Fabrizio. Se siete voi contenta, per me son contentissimo.
Valentina. Dunque se ciò va bene, e se contento siete,
Il contratto di nozze voi pur sottoscrivete.
Fabrizio. Subito volentieri l’approvo e lo confermo.
Io Fabrizio de Panfili di propria mano affermo.
(si sottoscrive)
Bravo, signor notaro.
Notaro.  Signore, a lei m’inchino.
(a Fabrizio)
Valentina. Dategli la sua paga. (a Fabrizio)
Fabrizio.  Eccovi un bel zecchino.
Notaro. Obbligato. Perdoni; non l’avea conosciuto.
Fabrizio. No, non vi è mal nessuno.
Notaro.  Servo suo. (in atto di partire)
Fabrizio.  Vi saluto.