Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/492

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484 ATTO SECONDO

Ora per aiutare, cred’io, la digestione,

Vuole che le si porti un brodo di cappone.
Moschino. Anderò a prepararlo.
Lisetta.  Portatelo prestino.
Sapete che servita vuol essere appuntino.
Ella colla sua flemma suole annoiar la gente,
E poi nell’aspettare suol essere impaziente.
Moschino. Quante caricature ha mai questa signora!
È una cosa ridicola; ed il padron l’adora.
Lisetta. Siccome è nata nobile, ed ei non è gran cosa,
Gli par non esser degno d’averla per isposa.
Moschino. E lascia ch’ella faccia quel che le pare e piace;
Venga chi sa venire, ei lo sopporta e tace.
Lisetta. Anzi ha piacer che sia servita e corteggiata,
Ma la povera donna in questo è corbellata.
Par che abbia all’apparenza cinquanta cicisbei,
Ma quelli che qui vengono, non vengono per lei.
Moschino. Lo so; per donna Barbara vengono tutti quanti,
Chi per la sua bellezza, e chi per li contanti.
Nessuno si dichiara; ciascuno ha soggezione,
Temendo di scoprire l’occulta inclinazione.
Lisetta. Eh, non passerà molto che si verrà a scoprire...
Basta, io so un certo fatto, ma non lo posso dire.
Moschino. Ditelo a me, Lisetta. Sapete ch’io non parlo.
Lisetta. Lo direi, ma non posso; giurai non palesarlo.
Moschino. Pazienza. Lo conosco io quest’occulto amante?
Lisetta. Lo conoscete certo.
Moschino.  È il cavalier Ferrante?
Lisetta. Oibò.
Moschino.  Il signor Fabrizio?
Lisetta.  Nemmeno.
Moschino.  Il signor Conte?
Lisetta. Qual Conte?
Moschino.  Il conte Orazio?
Lisetta.  No.