Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/526

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518 ATTO QUARTO

Mariano. Che scoprir si dovesse, per certo io dubitai.

In lei cotanto spirito io non credeva mai.
Lisetta. Che dici di quel brindisi? Si può sentir di più?
Mariano. Mi ha fatto tanto ridere. Ci hai badato anche tu?
Lisetta. Se ci ho badato? Eccome! Prese in mano il bicchiere,
Disse: vo’ far un brindisi, portatemi da bere.
Poi disse: alla salute di chi non mi ha burlata.
E diè sotto la tavola al Conte una pedata.
Mariano. Stimo che la matrigna sta colle luci attente,
E con tutto il sospetto non s’accorge niente1.
Lisetta. Vedo che donna Barbara a tutto è preparata,
Ma godrei di vederla un poco imbarazzata.
Questo per me sarebbe un bel divertimento.
Zitto, un pensier bizzarro mi viene in sul momento.
Ella una tabacchiera ti diè senza pensare;
E tutti, se la vedono, la ponno ravvisare.
Facciamole una burla in mezzo della gente,
Facciam veder la scatola così per accidente.
Il padre e la matrigna diran: chi ve l’ha data?
Noi ci confonderemo, ella sarà imbrogliata.
Vedrem cosa sa dire, vedrem cosa sa fare;
Dammi la tabacchiera, e lasciami provare.
Mariano. Bella, bella davvero. Tu l’hai pensata bene.
Quando si può godere, godersela conviene.
Per metterla in cimento, trovata hai la maniera.
Ma fuor delle mie mani non va la tabacchiera.
Lisetta. Marian, tu mi fai torto. Che dubiti di me?
Mariano. Ti conosco, Lisetta, non me la cucchi affè2.
Lisetta. Veramente villano.
Mariano.  Son incivile, il so.
Ma la scatola è mia.
Lisetta.  So io quel che farò.
Mariano. Cosa farai, Lisetta?

  1. Ed. Zatta: non se n’accorge niente.
  2. Ed. Zatta: non me l’accocchi affè.