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520 ATTO QUARTO

Policarpio. Eccolo qui davvero.

(esce dalla porta pian piano, guardando se altri lo vede)
Moschino.  (Gran Moschin per capire!)
(da sè)
Policarpio. Moschin, narrami un poco quel che volevi dire.
Moschino. Mi fe’ quasi paura.
Policarpio.  Son venuto pian piano.
Per non esser veduto. Confidami l’arcano.
Moschino. Signore, un’altra volta.
Policarpio.  No, no, sono in sospetto.
Parlami, e un buon regalo, se parli, io ti prometto.
Moschino. Non so che dir; mi viene con tanta proprietà,
Che mi trovo forzato a dir la verità.
Signor, la vostra figlia che non vi pare accorta,
È furba come il diavolo, e fa la gatta morta.
Finge di non curarsi di ritrovar marito;
Eppure il matrimonio l’ha messa in appetito.
E sa con artifizio l’amante aver presente,
E burlasi di tutti, e alcun non sa niente.
Policarpio. Oh che ti venga il bene! non lo credeva mai.
Moschino. Ascoltate, signore, che cosa io penetrai.
Io so che coll’amante parlato ha ieri sera,
So che a certe persone donò una tabacchiera.
E queste di tacere lo so che hanno giurato.
Ma io ciò non ostante la cosa ho rilevato.
Policarpio. Presto, narrami tutto. La cosa come andò?
Chi è l’amante segreto?
Moschino.  Tutto vi narrerò.
Vi dirò dell’amante il nome ed il cognome.
Di quel ch’è succeduto, vi dirò il quando e il come.
L’amante è per l’appunto...