Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/537

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LA SPOSA SAGACE 529

Policarpio.  Conclude qualche cosa.

Petronilla. Dunque, per quel ch’io sento, Barbara è presto sposa.
Policarpio. Per dir la verità, temea che vi opponeste;
Ora che l’approvate, farem le cose preste.
Petronilla. Come spesso s’inganna la gente scimunita!
Teme1 non l’accordassi, ed io gliel’ho esibita.
Policarpio. Quando? Perchè mi ha detto: nol dite alla signora.
Petronilla. Credo non sia per anche passata una mezz’ora.
Policarpio. Prima o dopo di me?
Petronilla.  Non so se prima o poi.
Io so che immantinente gliel’ho permessa. E voi?
Policarpio. Anch’io diedi parola che si farà il contratto.
Petronilla. Dunque, per quel ch’io sento, il matrimonio è fatto.
Policarpio. Manca una cosa sola.
Petronilla.  Cosa mancar vi può?
Policarpio. Sentir s’ella è contenta.
Petronilla.  Eh, non dirà di no.
Policarpio. Anch’io son persuaso ch’ella dirà di sì.
Tanto più che si parlano di notte, e anche di dì.
E so di un certo fatto, di certa tabacchiera.
Basta; è ben che si sposino.
Petronilla.  Facciamolo stassera.
Policarpio. Mandiamola a chiamare.
Petronilla.  Subito. Chi è di là?

SCENA IX.
Moschino e detti.

Moschino. Comandi.

Petronilla.  Dite a Barbara, che tosto venga qua.
Moschino. Potea ben aspettarvi. (a don Policarpio)
Policarpio.  No, non sono venuto,
Perchè quel ch’io voleva, senza di te ho saputo.

  1. Zatta: Temea.