Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/545

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LA SPOSA SAGACE 537

Lisetta. Mariano or ora viene; badate ben, signora,

Fate trovar la scatola, e ch’ei la metta fuora.
Barbara. Per forza o per amore darla gli converrà.
Lisetta. Volete ch’io vi dica un’altra novità?
Barbara. Oh ciel! che cos’è stato?
Lisetta.  Il padre e la consorte
Entrambi sono usciti or or da queste porte.
Ella, per quello almeno che dicono le genti,
È andata a raccontare il caso ai suoi parenti.
Con animo di dire, con animo di fare,
Perchè alla sua parola non vuol pregiudicare.
Ed il padrone anch’esso, temendo qualche ingiuria,.
Dicono ch’egli è andato a prevenir la curia,
E vuol la protezione aver della Reggenza,
Per ripararsi in caso di qualche prepotenza.
In verità, signora, che ridere mi fanno.
Barbara. Tu ridi, perchè a te non dee venirne il danno;
Ma io non posso ridere veggendo il mio periglio,
E chiamar mi conviene i spiriti a consiglio.
Anche i tre cavalieri dunque saran partiti.
Lisetta. Signora no davvero. Son restati storditi,
Sentendo che di casa era uscito il padrone
E la signora anch’essa.
Barbara.  Ma sanno la cagione?
Lisetta. Nulla han finor saputo. Ad essi han fatto dire,
Che pria del lor ritorno non stessero a partire.
Forse che tutti due sperano al suo ritorno
Di superar l’impegno, pria che tramonti il giorno.
Il Duca, il Cavaliere continuano a giocare.
Barbara. E il Conte?
Lisetta.  Per la sala lo vidi a passeggiare.
Anzi mi ha domandato, se può venir da voi.
Barbara. No no, di’ che non venga; ci rivedrem dipoi.
Vammi a chiamare il Duca e il Cavaliere ancora;
Che favoriscan subito.