Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/72

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64 ATTO QUARTO

Cavaliere. Dubito che lo facciano per onta e per dispetto:

Ma ingannasi chi crede sdegnarmi impunemente.
Cento idee di vendetta mi passano per mente.
Inutile fu quella del pubblicato arcano,
Ora nella mia mente fondato ho un nuovo piano.
Sai di donna Marianna l’arrivo a queste mura,
Sai che ottener giustizia la femmina procura;
Ed io per sostenere l’impegno e la ragione,
La vuò presso la Corte munir di protezione.
Spero per questa strada di essere vendicato,
O che la sposi il Duca, o ch’ei sia rovinato.
Fabrizio. Può esser che l’intento ad ottener si giunga.
Ma, se ho da dire il vero, la strada è un poco lunga.
Se il Duca un tal maneggio promovere vi sente,
Potria donna Isabella sposar segretamente.
E quando legalmente il matrimonio è fatto,
Non basta per disciorlo un semplice contratto.
Cavaliere. Mandiam per tutto Napoli a ricercar costei.
Quel che tu fosti un giorno, Fabrizio, or più non sei.
Fosti un uomo di spirito, sei stolido al presente?
Fabrizio. Per dirvela, un ripiego mi era venuto in mente.
Cavaliere. Svelami il tuo pensiere.
Fabrizio.  Sapete, che partito
Della governatrice da Napoli il marito,
Per quello che discorrono, all’Indie si ritrova,
E di lui la consorte mai più non ebbe nuova.
Nella città conosco un certo lazzarone,
Che fa del vagabondo la nobil professione.
Al capitan Roberto tanto è simil costui,
Che più di quattro volte l’ho preso anch’io per lui.
Affatto lo somiglia al volto e alla statura,
Han tutti due nel naso egual caricatura;
Ed hanno tutti due, per singolar portento.
Un poro nella guancia, ed un vicino al mento.
Cavaliere. Possibile tal cosa?