Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/75

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IL PADRE PER AMORE 67

Luigi. Vada, e secondi il cielo l’opera sua cortese.

Questa è, anch’io lo conosco, fra le più dure imprese.
S’egli favella invano, s’ella in voler si ostina,
Misero, son perduto; vedrò la mia rovina. (parte)

SCENA III.

Camera.

Donna Marianna e Paolina.

Marianna. Tarda molto a venire il prence don Fernando;

Sto pur con impazienza tal visita aspettando.
Chi sa con qual disegno a favellarmi ei venga?
Chi sa che una vittoria con esso io non ottenga?
Per uomo di gran mente il mondo lo decanta;
Ma l’onor, la giustizia, so che d’amar si vanta.
E femmina qual sono di un gran ministro accanto,
Spero di guadagnarlo colla ragion soltanto.
Paolina. Signora, un’imbasciata.
Marianna.  È il prence don Fernando?
Paolina. Per l’appunto.
Marianna.  Ch’ei venga.
Paolina.  Con lui vi raccomando
Non far di quelle scene, che far solete al Duca.
Fate che la ragione vi assista e vi conduca. (parte)

SCENA IV.

Donna Marianna, poi il Principe don Fernando.

Marianna. So regolarmi a tempo in ogni vario impegno,

So minacciar, se occorre, so moderar lo sdegno.
Ritroverammi il Principe umile nell’aspetto.
Ma saprò, s’ei m’insulta, parlar senza rispetto.
Eccolo, alla presenza dimostra un cuor gentile;
Spero che al dolce viso l’animo avrà simile.