Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/77

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IL PADRE PER AMORE 69

Ecco la derelitta, nè vedova, nè sposa.

Se un cavalier d’onore manca ad un sacro impegno,
Sarà di sposo tale il di lei cuore indegno.
Il duca don Luigi, che ha eroici sentimenti,
L’alma non ha capace di bassi tradimenti;
Dunque s’ei l’abbandona, se manca a lei di fede,
Sarà de’ suoi difetti giustissima mercede.
Tutte le Messinesi me risguardando in viso,
Moveano fra di loro un critico sorriso;
E dire una di quelle fu da me stessa udita:
La povera Marianna mai più non si marita.
I miei congiunti istessi m’han tutti abbandonata,
Dai servi e dalla plebe vedeami disprezzata.
Ed il sordido zio, che ha l’onor mio venduto,
Di me, per la vergogna, nemico è divenuto.
Parlommi di un ritiro; ma il mondo avrebbe detto,
Ch’io andava a rinserrarmi per onta e per dispetto;
Ed in qualunque stato, o sola, o accompagnata,
Avrebbero compianto un’alma disperata.
Tutto per me spirava sdegno, rossore e tedio;
So che ne’ mali estremi giova estremo rimedio.
Colla fedel mia serva, cinta in virili spoglie,
Abbandonai Messina, lasciai le patrie soglie.
Perduta la mia pace, la gloria mia perduta,
Eccomi finalmente in Napoli venuta.
Deh, ad ottener giustizia, a ricovrar l’onore,
Fate che in voi ritrovi l’amico e il protettore.
Fernando. (In fatti il di lei caso degno è di compassione,
E riparare è forza la sua riputazione). (da sè)
Figlia, la sofferenza d’ogni buon frutto è madre.
In me, ve lo protesto, ritroverete il padre.
La fuga sconsigliata la fama vostra offende,
Ma serenate il ciglio, Fernando vi difende.
A dama vostra pari non mancherà il marito;
Io stesso in questo regno vi troverò il partito.